Innanzitutto è necessario darti qualche informazione su cosa fa uno Psicologo dello sport e soprattutto perchè non è come le altre figure oggi tanto di moda come i “Mental Coach”.
Psicologia dello Sport in pratica: Di cosa si tratta?
Immagina il Mental Coach come un benzinaio e lo Psicologo dello Sport come un meccanico. Se tu avessi un problema alla macchina da chi la porteresti?
In buona sostanza ciò che sa fare il primo, il secondo non è in grado di farlo perché non ha la preparazione adatta, in quanto le scuole per diventare m. coach non durano anni come quella dello Psicologo dello Sport che è sia psicologo e, nel migliore dei casi, anche Psicoterapeuta.
Questo comporta un percorso universitario di 5 anni minimo, più altri 4 anni se si decide di diventare Psicoterapeuta o Specializzato in Psicoterapia. Nel momento in cui un atleta si blocca, il M. coach ti “fa il pieno”, ti motiva, ti carica e magari ti fa rendere anche al meglio per quella gara dandoti 100 tecniche; ma nel momento in cui il problema si ripresenta non sa portarti a capire IL PERCHè TI SUCCEDE ciò che ti succede, quindi rimani legato a quello che lui ti dice, non trovando mai una tua autonomia o tuoi propri strumenti per superare momenti difficili in gara.
Salvo rare eccezioni, è di norma consigliabile rivolgersi a chi ha una preparazione di anni, uno Psicologo dello Sport magari Psicoterapeuta.
Psicologia dello Sport in pratica: Cosa fa uno psicologo dello sport?
Entriamo ora nel vivo della questione. Cosa si intende quando si parla di Psicologia dello Sport in pratica?
- Allena le capacità mentali in gara (resistenza, persistenza, gestione dello stress etc..)
- Utilizza con competenza tecniche come Rilassamento tramite Mindfulness o altre pratiche basate sul respiro e Visualizzazioni (utili nel preparare la gara nel breve).
- Guida l’atleta (dai 16 anni in poi) lungo un mental training articolato e creato su misura sullo sportivo
- Lavora singolarmente con l’atleta.
- Lavora col gruppo squadra.
Psicologia dello Sport in pratica: Le fasi di sviluppo!
Nella Psicologia dello Sport in pratica le richieste possono essere diversificate (singolo o squadra) e gli sport molto diversi tra loro, quello che non cambia mai è il soggetto. Ci si occupa sempre dell’essere umano e ogni uomo o donna nella vita sportiva affronta quello che tecnicamente viene chiamato CICLO VITALE DELL’ATLETA. Lo spiegherò in un futuro articolo, per ora mi limiterò ad indicarti le varie fasi e a spigarti perchè è così importante
- Giovane atleta (5/11 anni)
- Sviluppo delle competenze (11/16)
- Agonismo (16/28)
- Autonomia- maturità sportiva (28/36)
- Fine carriera (36 …)
Le età sono indicative, ogni atleta affronta con 1 anno di anticipo o di ritardo le varie fasi. Le competenze mentali nello sport sono trasversali, ovvero la maggior parte di queste possono essere trasferite in tutti i contesti di gara: la Visualizzazione ad esempio, tecnica utile per sfruttare al meglio i neuroni a specchio e le capacità immaginative celebrali, può essere utilizzata sia nel Calcio che nella Pallavolo, nel ciclismo come nell’hockey.
Come analizzare una crisi nella Sport?!?
Riferendomi a quanto detto sopra, tutte le volte in cui l’atleta si trova in crisi, è molto probabile che si trovi nel momento del passaggio da una fase all’altra.
In che senso? Ti faccio un esempio!!
Prendi ad esempio un momento di passaggio nella vita di tutti i giorni: cambio scuola, cambio casa, matrimonio, nuovo lavoro etc.. sono momenti in cui la vita ti richiede di prendere decisioni, nella decisione si lascia qualcosa e si perde qualcos’altro.
Nel prendere una scelta non solo rischi di lasciare Qualcosa ma anche Qualcuno (i genitori quando esci di casa). Questo implica che se la relazione con queste persone non è sana ma negli anni è stata difficile per vari motivi tuoi personali, anche lasciare sarà difficile; perchè lasciare prende le forme dell'”abbandonare” e questo blocca la crescita e mette in crisi.
Per l’atleta è esattamente la stessa cosa ma nel contesto sportivo. Entrare per esempio nella fase dell’agonismo porta con sé tanta voglia di fare bene, ma anche la paura di non riuscire a farcela: tradotto: “se non ce la faccio, chi deludo?”.
Ecco da qui in poi parte il lavoro con lo Psicologo dello Sport, la riflessione sul proprio vissuto, le esperienze durante la seduta e l’utilizzo di 1/2 tecniche adatte al caso portano l’atleta a sbloccarsi.
Nei prossimi articoli scenderò ancora più nel particolare con esempi pratici e Riferimenti interessanti. A presto!
Come si lavora, scendiamo nella pratica!
Di seguito un link utile, dai un’occhiata !!
Intervista a Daniela Tortorelli, Psicologa Psicoterapeuta Psicologa dello Sport